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Serie A

Inter, il solito Stramaccioni a caccia di alibi: cinque frasi, un solo fallimento

Perché essere eccessivamente severi nei confronti di un bravo ragazzo, un allenatore indubbiamente preparato, un giovane dal futuro speriamo fulgido, che perde partite a raffica e comunque ci mette la faccia? No, non siamo qui a fare un processo di Norimberga al povero Andrea Stramaccioni, indubbiamente in grave difficoltà insieme a tutta l’Inter, piuttosto vogliamo tirare le orecchie al tecnico romano per come sta gestendo questo momento di appannamento dei nerazzurri, comunque ancora in corsa su tre fronti e per alcuni tratti della stagione anche gradevoli e brillanti. Le dieci vittorie consecutive di ottobre sono ormai uno sbiadito ricordo, ma di fatto l’Inter è ancora lì: è innegabile che la classifica in campionato, seppur con prospettive diverse rispetto a qualche mese fa, può ancora raddrizzarsi incominciando a vincere, l’Europa League sembra andata ma in fondo è stata onorata e in Coppa Italia le chances di approdare in finale sono abbastanza alte.

Ma dopo il ko di Bologna di ieri, interno per altro, il club meneghino a tinte nerazzurre ha messo in fila 13 punti nelle ultime 12 partite, ha di fatto perso a Roma nella semifinale di Coppa Italia e ha preso tre sberle al White Hart Lane facendosi infilare in ogni modo possibile e immaginabile dal Tottenham. E allora bisognerebbe fare auto-critica, analizzare gli errori che pure Stramaccioni sta commettendo, ammettere di aver smarrito la via e forse la bussola. E invece il buon Strama si difende: alibi e ancora alibi, l’apice raggiunto ieri al termine della gara col Bologna. Abbiamo estrapolato cinque frasi dalle dichiarazioni post partita per sottolineare come il cercare sempre una giustificazione non solo non risolve i problemi, ma spesso li acuisce: il limite forse più grande dell’ambizioso e rampante Andrea Stramaccioni è forse proprio questo, la mancanza di una lucida disamina della situazione e, a volte, l’arroganza di avere una considerazione troppo alta del lavoro svolto.

Inter – Bologna 0-1 | La Fotogallery





1)Escluso Benassi sono scesi in campo gli stessi del Massimino“: (quasi) gli stessi uomini e lo stesso allenatore in panchina, Stramaccioni si chiede cosa non sia funzionato. La verità è che il calcio non è l’aritmetica e il successo in rimonta di Catania è stato più che altro un colpo di testa, un’improvvisazione di nervi e orgoglio più che una tattica ben definita; per altro in Sicilia la formazione iniziale era un’altra e solo in corso d’opera erano stati fatti gli opportuni aggiustamenti. Senza contare il crollo verticale e inspiegabile degni etnei nei secondi quarantacinque minuti.

2)Nel secondo tempo abbiamo pagato carissimo l’ennesima partita di coppa, i ragazzi sentono molto questa tipologia di impegni“: sono lontani i tempi in cui il permaloso tecnico interista se la prendeva col povero Mondonico, reo di aver definito l’atteggiamento dei nerazzurri “da provinciale“. Una grande squadra non reputerà mai l’impegno europeo così di intralcio alle prestazioni tra gli italici confini, eppure la trasferta di Londra è stata presa come alibi per la pochezza atletica offerta a San Siro. Per inciso, l’Inter contro il Tottenham non ha propriamente giocato a calcio…

3)Siamo a 4 punti dal Milan con altri 30 a disposizione“: nel momento in cui il Milan, aiutini o meno, pare un giaguaro in corsa i cugini inseguono col passo… del gambero. La fortuna è che Napoli e Lazio non se la passano tanto meglio e allora il ragionamento di Stramaccioni può pure tornare, ma fare i conti sulla banda di Allegri dopo che negli ultimi tre mesi gli sono stati concessi 14 punti (!), pare un esercizio di ottimismo più che una reale dichiarazione di guerra agli attuali detentori del terzo posto in classifica.

4)Finché la rosa è stata al completo ce la siamo giocata con tutte. Alcuni infortuni sono casuali, di certo però ci penalizzano” non ce ne vogliano i volenterosi Silvestre, Obi e Nagatomo, ma far riferimento alla loro assenza per giustificare l’opacità del momento è un pizzico fuorviante. Certo, Stramaccioni ha anche citato i ben più importanti Samuel e Milito, ma forse a gennaio si poteva far meglio e di più: di fatto in difesa non è stato comprato nessuno, colui che doveva essere il vice-Milito (al secolo Tommaso Rocchi) staziona in panchina senza aver ricevuto mai l’effettiva fiducia dell’allenatore.

5)Mi autoritengo, nella mia prima stagione di Serie A, anche sfortunato“: Stramaccioni ha detto anche questo durante la conferenza stampa di ieri sera. Osservazione lecita ma difficilmente condivisibile: l’allenatore di una grande squadra come l’Inter può anche essere sfortunato (nel caso specifico si fa a fatica a capire come e perché, al netto dei già citati fino alla noia infortuni), ma non può “autoritenersi” tale dopo un periodo lunghissimo di buio e scarsità di risultati. Piangersi addosso potrà servire a difendere le proprie idee e il proprio lavoro, non di certo a convincere tifosi, stampa e calciofili che l’Inter targata Stramaccioni non sia una creatura alquanto confusa, anche (se non soprattutto) per demeriti di chi la dirige alla Pinetina e dalla panchina la domenica.

Chiudiamo con le dichiarazioni, sempre post-Bologna, di Javier Zanetti. Ad Appiano Gentile ancora ricordano cosa sia l'”onesta intellettuale” di mourinhiana memoria, il capitano dell’Inter, a differenza del suo allenatore, ne ha usata senza giri di parole: “È un momento di difficoltà in cui ci è venuta a mancare la fiducia e qualche certezza. Bisogna cercare di porre fine a questo momento perché non si può andare avanti così“. Bastano poche parole per essere credibili e non nascondersi dietro un dito.



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