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La storia di Keita, il gioiellino della Lazio “ripudiato” dal Barcellona

Si chiama Keita Baldé Diao, è nato l’8 marzo del 1995 ed è destinato a fare una grande carriera: le premesse sono buone, fuori dal campo ha imboccato la via giusta senza cedere a colpi di testa poco convenienti, eppure il suo destino è passato inevitabilmente da uno scherzo tanto innocente quanto fondamentale per la sua vita. Keita nasce ad Arbúcies, paesino catalano a pochi chilometri dal confine francese, da genitori senegalesi; sin dalla tenerissima età comincia a giocare a calcio venendo notato dal Barcellona che lo fa crescere nella sua rigogliosa Masìa; il ragazzino è bravo e viene su bene ma nel 2010, durante un torneo coi baby blaugrana in Qatar, una gag fa infuriare i dirigenti catalani: Keita mette del ghiaccio nel letto di un compagno, la squadra lo punisce mandando al club satellite del Cornellà dove in una stagione mette a referto la bellezza di 47 gol.

Il Barça dunque è disposto a perdonarlo ma nell’estate del 2011 il giocatore, ora in possesso di passaporto spagnolo e quindi comunitario, volta le spalle al suo vecchio club anche perché su di lui c’erano gli occhi di grandi club europei; a spuntarla è il ds della Lazio Tare che, su segnalazione di Nunzio Marchione, se lo accaparra ancora minorenne per ben 300mila euro. Si trasferisce dunque a Roma dove lega con tutti, si innamora delle mozzarelle conducendo una vita da piccolo professionista, nonostante nei primi tempi non potesse giocare per via del suo status da extracomunitario; quindi gli viene dato il via libera e il giovane Keita fa riempire i taccuini degli osservatori di note positive. Veloce, ambidestro, abile nel dribbling, buon fisico e grande corsa, se lo gode la Primavera di Bollini ma anche Vladimir Petkovic lo tiene d’occhio (qui un nostro post di qualche mese fa).

L’anno scorso fece qualche comparsata in panchina con la prima squadra, quest’anno il tecnico serbo dei biancocelesti lo promuove a tutti gli effetti nella “rosa dei grandi“, per Keita si spalancano le porte del professionismo con un contratto fino al 2017. Esordisce in Serie A contro il Chievo, in Europa League gioca da titolare contro il Legia Varsavia mandando in gol Hernanes con un pregevole assist, ieri la sua prima marcatura nel massimo campionato nostrano con un guizzo da goleador consumato. Una conferma di quanto benissimo aveva fatto coi pari età l’anno scorso, eppure il suo agente Ulisse Savini – che gestisce Keita insieme al mentore Marchione – è rimasto sorpreso dell’avvio sprint del suo assistito:

“Sono piuttosto meravigliato dalla partenza di Keita. Non tanto per le qualità tecniche del giocatore che sono evidenti, non a caso quando io e Marchione lo abbiamo visto giocare e abbiamo parlato con il padre avevamo capito di aver fatto un ottimo acquisto. Quello che mi sorprende è l’approccio alla partita del ragazzo. E’ sempre intraprendente, cerca di saltare l’uomo e se perde il pallone è il primo a ripiegare in difesa. Ad esempio quando è entrato a Bergamo ha lottato come un leone dimostrando un carattere fuori dal comune per un ragazzo della sua età”.

Ora che ha rotto il ghiaccio, e la Lazio ha bisogno della sua imprevedibilità per risalire la china in classifica, per Keita pare aprirsi definitivamente un nuovo corso in quel di Formello: merito di chi ha creduto in lui, Tare e Petkovic su tutti (che tante speranze ripongono anche nel suo “gemelloMamadou Tounkara, anche lui attaccante, senegalese e scartato dal Barcellona, arrivato a Roma nel 2012), e di un corredo genetico che pare predisposto per fare gol, se è vero che anche gli altri tre fratelli giocano a pallone col più piccolo, Mamadou jr. di 13 anni, che ha segnato già decine e decine di reti, sempre nel settore giovanile blaugrana.



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