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Dal licenziamento di Ibra all’esonero di Fonseca: che settimana…

Settimana convulsa e nervosa, dal licenziamento di Ibra all’esonero di Fonseca, per non parlare dello stadio. Ecco la settimana del Milan.

I soli due punti conquistati nelle prime tre giornate di campionato, in confronto con gli ultimi sette giorni dell’universo rossonero, sembrano davvero un’inezia. Le ragioni extracampo superano di gran lunga quelle del gioco, aggiungendo pathos e confusione a un ambiente che sembra sempre più vittima di sé stesso. Siamo passati dal licenziamento di Ibra al sempreverde esonero di Fonseca, aggiungendo come ciliegina sulla torta il tema scottante relativo al nuovo stadio rossonero. Il mondo targato Milan è scosso, sconvolto da voci e indiscrezioni in un vortice, e oggi potrebbe – speriamo di no – essere avvolto in un nuovo ciclone in caso di mancata vittoria.

Ibra licenziato

La voce di Ibra licenziato da Cardinale è circolata nelle ultime ore, sostenuta dalla penna autorevole a firma La Repubblica. Lo svedese avrebbe deluso il proprietario di RedBird che, a dire del giornale generalista, non avrebbe gradito alcuni scivoloni dell’istrionico Senior Advisor della proprietà, come ad esempio quello durante una diretta social con lo youtuber IShowSpeed. Ma non solo, Cardinale rimprovererebbe a Ibrahimovic anche una condotta di “vendetta” contro Abate, esonerando senza preavviso il padre di Ignazio, Beniamino, oltre che la scelta di Kirowski e una presenza massiccia al campo Vismara anziché a Milanello. I motivi di attrito secondo La Repubblica sarebbero quindi molteplici, così come le volte in cui Furlani ha ribadito le parole “un non evento” per descrivere quanto sta accadendo al Milan. Da Via Aldo Rossi trapelano rassicurazioni circa un rapporto saldo e di stima tra Cardinale e Ibrahimovic ma, anche oggi, lo svedese non sarà allo stadio ad assistere alla sfida casalinga del Milan contro il Venezia. Si vocifera di una “missione top secret” ma, al momento, l’idea che qualcosa di “segreto” stia cambiando nell’organigramma rossonero prende sempre più corpo.

Zlatan Ibrahimovic e Giorgio Furlani

Fonseca esonerato

Le due settimane di stop forzato hanno dato l’opportunità, un po’ a tutti, di vestire i panni da regista e battere il ciak del remake di Dead Man Walking ( uomo morto che cammina ). Dopo solo tre partite Fonseca sarebbe già senza speranze, senza attenuanti, e destinato a percorrere il cammino verso l’espiazione di tutti i mali. Si è parlato di Allegri, Sarri, Conceicao e Tuchel, arrivando fino all’omonimo Paulo Sousa. Tutte le colpe del “fallimento” sulle spalle di un solo uomo, così com’è più facile e così come conviene a tutti. Difficile, ora più che mai, il suo cammino da allenatore del Milan, soprattutto soppesando il grado di difficoltà del trittico che aspetta i rossoneri: oggi il Venezia, poi Liverpool e Inter. L’apporto di San Siro non è garantito, oggi ad esempio la Curva Sud farà sentire il suo dissenso a squadra, allenatore e società. Fonseca avrebbe bisogno di tre vittorie per ottenere la “grazia” ma, l’ambiente costruito attorno a lui suona già, arrendevolmente, il requiem che anticipa la “sedia elettrica”. E’ davvero questo il modo giusto di affrontare l’attuale situazione? Forse no, anzi, sicuramente no. Ovviamente tutto ciò al netto di ciò che Fonseca e la squadra devono migliorare ma, è doveroso, sottolineare la parola insieme.

Dove andremo a vedere il Milan?

Leggendo le cronache di questi giorni il Milan si ritroverà a ore a non avere più Ibrahimovic in società, Fonseca in panchina, e uno stadio dove poter giocare. Eppure il Club fondato da Herbert Kilpin il 16 dicembre 1899 compie, proprio quest’anno, i suoi primi 125 anni di storia. Il tema stadio certamente indispettisce, crea dubbi e perplessità, a chi già iniziava a pregustare la nascita della nuova bomboniera colorata di rosso e di nero in quel di San Donato. Quanto emerso dall’incontro di ieri in Comune tra il Milan, l’Inter e il Sindaco Sala, evidenzia una “non svolta” per dirlo alla Furlani. Citando Barbara Berlusconi potremmo asserire, senza rischio di fallo, chi si siano fatti degli importanti passi indietro. Non eccepiamo su queste tesi sulle quali si potrebbe argomentare per ore, settimane, e forse anni. Gli stessi anni spesi a ragionare sia impossibile ergere un nuovo stadio in zona San Siro e che oggi, invece, sembra tornare di attualità.

Tra passato, presente e futuro

L’idea di uno stadio condiviso tra Milan e Inter è forse l’immagine storica della Milano pallonara, quella in bianco e nero che usciva dalla guerra strizzando un occhio alla teatralità della Scala, e con l’altro alle imprese del Gre-No-Li, per poi passare ai favolosi anni ’60 della sfida eterna tra Rivera – il golden boy, pallone d’oro nel 1969 – e Mazzola. Non tutti sanno forse che San Siro era di proprietà del Milan, dalla sua inaugurazione nel 1926 fino al 1947 quando anche l’Inter ne entrò in “possesso”. Insomma, la storia si ripete e i nuovi capitoli sembrano essere solo nuove interpretazioni del passato. Non resta che attendere che la quadra arrivi, perché l’unica certezza che appare evidente è che uno stadio nuovo e di proprietà arricchirebbe sia il Milan che l’Inter. Proprio nella giornata di giovedì Cardinale ha promesso di “voler riportare il Milan ai fasti del suo passato” e che, ora come non mai, “c’è una grande opportunità di crescere”. Non rimane che aver fiducia, ricordando sempre però che, fino ad allora, il Milan ha il suo impianto dove giocare e, permetteteci, anche il più bello e iconico in Italia.



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